Ricordo che quando ero alle elementari tutte le mie compagne di classe avevano, d'improvviso, un diario. Un diario segreto, per la precisione, dove scrivere i pensieri più profondi, i segreti che i nostri genitori non avrebbero mai dovuto scoprire. Un diario, insomma, che avrebbe dovuto raccogliere le gioie quotidiane, i sogni, i malumori, i tormenti delle nostre piccole vite di provincia.
Essendo, per definizione, segreto, doveva essere protetto al pari del più scomodo dei dossier racchiusi negli archivi vaticani. Decisamente faticoso.
Ora, io non ho mai avuto un diario segreto. O meglio, ho provato ad averne uno. Ho scritto qualcosa di cui mi sono vergognata il pomeriggio successivo. Non perchè fosse scandaloso ( i tempi del diario di Laura Palmer e di Twin Peacks erano ancora lontani), ma perchè era imbarazzante, nella sua banalità. In fondo, di cosa poteva scrivere una bambina di 10 anni lasciata a morire di tedio nella più profonda provincia?
Ho abbandonato quindi subito l'impresa e così pure fecero molte delle mie compagne di classe. Quei diari, però si ostinavano a pretendere un senso per la loro esistenza e, così, smisero di essere segreti e divennero "diari di passaggio". Le pagine personali vennero strappate e dimenticate e i diari poterono cominciare così il loro viaggio. Un viaggio di mano in mano, in cui tutti coloro che avevano la malasorte di imbattervisi, dovevano lasciare un pensiero, una frase, un disegno, un segno del passaggio del diario tra le loro mani.
Il mio diario di passaggio di quegli anni è ora dimenticato in una soffitta, assieme a molte altre cose di quell'epoca. Credo che lo lascerò al suo destino ancora per un pò e lo riporterò al presente solo quando realizzerò che sto perdendo il ricordo di quel che c'è sopra.
Tuttavia, l'ansia di riscattare quella prima pagina priva di qualsiasi senso e importanza mi è rimasta. Oggi, vorrei avere un diario. Vorrei un diario segreto che sia un diario di passaggio, un non-luogo in cui io possa scrivere i miei pensieri e in cui, chi passa di qua, possa depositare i suoi.
Per avere un diario così devo avere un blog, mi hanno detto.
Essendo, per definizione, segreto, doveva essere protetto al pari del più scomodo dei dossier racchiusi negli archivi vaticani. Decisamente faticoso.
Ora, io non ho mai avuto un diario segreto. O meglio, ho provato ad averne uno. Ho scritto qualcosa di cui mi sono vergognata il pomeriggio successivo. Non perchè fosse scandaloso ( i tempi del diario di Laura Palmer e di Twin Peacks erano ancora lontani), ma perchè era imbarazzante, nella sua banalità. In fondo, di cosa poteva scrivere una bambina di 10 anni lasciata a morire di tedio nella più profonda provincia?
Ho abbandonato quindi subito l'impresa e così pure fecero molte delle mie compagne di classe. Quei diari, però si ostinavano a pretendere un senso per la loro esistenza e, così, smisero di essere segreti e divennero "diari di passaggio". Le pagine personali vennero strappate e dimenticate e i diari poterono cominciare così il loro viaggio. Un viaggio di mano in mano, in cui tutti coloro che avevano la malasorte di imbattervisi, dovevano lasciare un pensiero, una frase, un disegno, un segno del passaggio del diario tra le loro mani.
Il mio diario di passaggio di quegli anni è ora dimenticato in una soffitta, assieme a molte altre cose di quell'epoca. Credo che lo lascerò al suo destino ancora per un pò e lo riporterò al presente solo quando realizzerò che sto perdendo il ricordo di quel che c'è sopra.
Tuttavia, l'ansia di riscattare quella prima pagina priva di qualsiasi senso e importanza mi è rimasta. Oggi, vorrei avere un diario. Vorrei un diario segreto che sia un diario di passaggio, un non-luogo in cui io possa scrivere i miei pensieri e in cui, chi passa di qua, possa depositare i suoi.
Per avere un diario così devo avere un blog, mi hanno detto.
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